martedì 3 maggio 2011

PAS: I RELATORI E IL COMITATO SCIENTIFICO DEL CONVEGNO DEL 6 MAGGIO

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P.A.S. un'Arma impropria contro i diritti delle Donne e dei Bambini
come l'invenzione di un Ideologo della Pedofilia è entrata nelle aule dei Tribunali

Roma, 6 maggio 2011 - ore 14
Teatro Lo Spazio - Via Locri, 42

- I Relatori e il Comitato Scientifico -

Ai gentili Colleghi e alle Redazioni,

con la presente abbiamo il piacere di presentarvi i nostri Relatori, nazionali e internazionali, ed il Comitato Scientifico del convegno intitolato "PAS, un'arma impropria contro i diritti delle Donne e dei Bambini, come l'invenzione di un ideologo della pedofilia è entrata nelle aule dei tribunali", che si terrà a Roma il 6 maggio a partire dalle ore 14, presso il Teatro "Lo Spazio" in via Locri 42.

Il convegno è promosso dal Movimento per l'Infanzia (www.movimentoinfanzia.it), una rete di 28 associazioni unite dal medesimo impegno per la tutela dei bambini e delle donne, da Italia dei Valori e dal gruppo ADLE al Parlamento europeo, e si prefige lo scopo di fare Vera informazione sulle politiche della PAS in Italia, la cd "sindrome di alienazione genitoriale" e la tentata introduzione della falsa teoria scientifica nel nostro Codice Civile, con il ddl 957 sull'Affidamento Condiviso.

L'ospite internazionale

D.ssa Sonia Vaccaro è una psicologa clinica, laureata nel 1981. Lavora da più di venti anni sui temi della violenza di genere, negli ambiti della prevenzione e della assistenza alle vittime. anche con la supervisione di casi clinici. Si occupa inoltre di formazione per professionisti, in merito alla quale è stata richiesta per corsi e conferenze in America Latina, Europa e Africa. In Argentina è stata membro dell'Equipo de Investigaciòn Interdisciplinar en Violencia Familiare del la Direccion del Politica criminal (Equipe di Investigazione Interdisciplinare sulla Violenza Familiare della Direzione per le Politiche criminali). Attualmente vive e lavora in Spagna, ove è membro della Commissione parlamentare di indagine sui Maltrattamenti alle Donne.
Nel 2009 ha pubblicato insieme a Consuelo Barea il libro "El pretendido Sindrome de Alienaciòn Parental. Un instrumento que perpetùa el maltrato y la violencia" (La pretesa sindrome di alienazione genitoriale. Uno strumento che perpetua il maltrattamento e la violenza). I suoi studi e i suoi articoli sono editi in numerose pubblicazioni a carattere scientifico internazionale. Il sito web: http://www.soniavaccaro.com/

Il Comitato Scientifico

Dott. Andrea Mazzeo, medico-chirurgo, specialista in psichiatria, è Dirigente Medico del CSM di Lecce con incarico di Direzione di Struttura Semplice "Monitoraggio ematico degli psicofarmaci". Nel 2005 ha conseguito il Perfezionamento in Diritto Sanitario.
Autore di oltre 35 pubblicazioni scientifiche su argomenti clinici di psichiatria, nel gennaio 2011 ha pubblicato un articolo dal titolo "LA SINDROME DI ALIENAZIONE PARENTALE (PAS) – Realtà clinica o argomento retorico?" su richiesta della Rivista Online di Psicologia "Osservatorio Psicologia nei Media". È stato docente ai corsi per Infermieri Professionali e per Insegnanti di Sostegno Scolastico.
Dal 2010 è consulente della rete nazionale contro i fenomeni di stalking "Light-on-stalking". Il sito web: http://xoomer.virgilio.it/andreamazzeo/curriculum.htm

Avv. Girolamo Andrea Coffari, avvocato con esperienza in Diritto di Famiglia e Tutela dei diritti dei Minori è iscritto all'Albo degli Avvocati presso la Corte d'Appello di Firenze, ed ha sostenuto numerosi processi in qualità di rappresentante della parte civile a difesa di minori vittime di violenza e maltrattamenti. Dal 2000 svolge collaborazioni e docenze per la formazione professionale in collaborazione con le Associazioni: Centro Studi Hansel e Gretel, Telefono Azzurro, Save the Children, Prometeo Onlus, Fondazione Luca Barbareschi onlus e molte altre. E' stato ospite per convegni e altre docenze presso la facoltà di Psicologia dell'Università di Firenze, presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e presso le Università "Carlo Bo" di Urbino e "Stella Maris" di Civitanova; inoltre dal 2008 ad oggi è docente al Master biennale dell'Istituto di Sessuologia Scientifica di Roma. Il 27 novembre del 2005 ha fondato il Movimento per l'Infanzia, di cui è Presidente. (vedi curriculum allegato) Sito web: www.movimentoinfanzia.it

Dott. Claudio Foti, psicologo e psicoterapeuta, iscritto all'Ordine degli psicologi del Piemonte, è direttore scientifico del Centro Studi Hansel e Gretel di Torino, fondato nel 1988. E' stato Giudice Onorario presso il Tribunale dei minorenni di Torino (agosto 1982 - dicembre 1994), ed ha collaborato con gli uffici giudiziari di Milano, Pinerolo, Biella, Alba, Sanremo, Pesaro, Roma, Tivoli, Brindisi, Palermo, Napoli e Cagliari in qualità di perito e consulente dal 1982, ad oggi. E' stato inoltre relatore a numerosi corsi di formazione per la magistrati del Consiglio Superiore della Magistratura. Al suo attivo sono numerose le pubblicazioni a carattere scientifico e le presenze in qualità di docente e relatore presso Enti pubblici e Università. Intensa l'attività associativa. (vedi anche curriculum online: http://www.cshg.it/ChiSiamo/Foti.htm). Sito web: http://www.cshg.it/

D.ssa Roberta Lerici, autrice, traduttrice ed attrice. Figlia del drammaturgo Roberto Lerici, inizia adolescente la sua carriera di attrice teatrale, recitando con Carmelo Bene in “Romeo e Giulietta”. (Festival D’automne- Parigi) Nella sua carriera, principalmente teatrale con rare incursioni nel cinema, lavora con: L. Proietti, U. Pagliai, P.Gassman, M.Carotenuto, D. Risi, Steno, C. Vanzina, A. Salines e molti altri. Nel 1986 partecipa al New York Shakespeare Festival di Jo Papp, nel 1992 al Festival de Las Artes di Cosè di Costa Rica, e nel 1994 al Festival de Teatro dell’Isla di Margarita. Dal 1989 si dedica alla drammaturgia e alla trasposizione italiana di commedie americane. Nel 1990 fonda insieme a F. Verdinelli (compositore) la Rag Doll Produzioni con la quale effettua numerose tournee in Italia e all’estero fino al 2005. Nel 2006, dopo l'esplosione del caso di pedofilia all'asilo Olga Rovere di Rignano Flaminio, comincia ad occuparsi di tutela dell'infanzia, svolgendo il ruolo di tramite fra cittadini e istituzioni nei casi di abusi e violenze sui minori sia intrafamiliare che extrafamiliare.Da cinque anni, attraverso il suo blog “bambinicoraggiosi.com”, che conta migliaia di visite al giorno, svolge anche una considerevole opera di informazione su temi sociali. Nel 2008 viene nominata Capo Dipartimento Infanzia dell'Italia dei Valori e candidata al Senato. Nel 2009 entra nel direttivo del Movimento per L'Infanzia come responsabile del Lazio.Nel 2010 è candidata alle Regionali del Lazio con IDV e nel 2011 è cofondatrice dell'associazione “Valore Donna” di cui è vicepresidente. Attualmente ricopre l'incarico di responsabile IDV area Infanzia e Famiglia, dell'Ufficio Uno- Eventi e Manifestazioni del Senatore Stefano Pedica. Sito web: www.bambinicoraggiosi.com

Altri Relatori

D.ssa Alessandra Lumachelli, grafologa, laureata in Economia e Commercio con indirizzo sociologico. Ha frequentato un master in Scienze dell'Educazione sull'abuso infantile e femminile, la cui tesi conclusiva è pubblicata dalla Albatros Editrice con il titolo "Distruggere il muro del silenzio. Disegno infantile ed abuso psicologico". Ha all'attivo 4 saggi pubblicati ed è appena stato pubblicato il suo primo romanzo "Trovare le parole". E' molto attiva nell'ambito dell'associazionismo, ha collaborato con Fondazione Movimento Bambino, Cismai, CeSAP ed ETTA sos. Ha svolto ruolo di Assistente parlamentare presso l'europarlamento a Bruxelles. Madre single attualmente vive a Macerata, ove è iscritta all'Albo dei Consulenti e Periti del Tribunale. Profilo Facebook: http://www.facebook.com/pages/Grafologa-Alessandra-Lumachelli/192757234074630?sk=wall

Prof. Roberto Mazza, docente di Metodi e Tecniche del Servizio Sociale e di Psicologia Sociale. Ha insegnato dal 1987 presso la Scuola Superiore di Servizio Sociale dell'Università di Pisa e successivamente, fino ad oggi, nel Corso di Laurea in Servizio Sociale presso la Facoltà di Scienze Politiche. Oltre alle funzioni didattiche ha svolto attività di ricerca e formazione su tematiche inerenti la relazione d'aiuto e l'intervento psico-sociale nei servizi pubblici, coordinando oltre trenta seminari di studio ed aggiornamento scientifico per gli operatori del settore.
Psicologo e psicoterapeuta (iscritto all’albo degli Psicologi della Regione Liguria), dal 1985 svolge attività libero professionale privata a Sarzana. Dal 1999 è didatta presso la Scuola di Psicoterapia della Famiglia di Milano, diretta dai dott. S. Cirillo, M. Selvini e A.M. Sorrentino. Consulente per conto di molte Regioni nell'ambito della formazione del personale. Sito web:
http://www.sp.unipi.it/index.php?page=/hp/mazza

per il Movimento per l'Infanzia

lunedì 2 maggio 2011

La complementarietà genitoriale nell’educazione dei figli in caso di separazione e divorzio: il ruolo del padre nella crescita del minore

Confutate le strampalate teorie del Vezzetti sulla PAS, ah se solo le persone sapessero leggere...

Nel nostro ordinamento, l’art. 30 della Costituzione recita: “È dovere e diritto del genitore mantenere, educare e istruire i figli, anche se nati fuori dal matrimonio”.
Se da anni i legislatori cercano di contenere le molteplici problematiche della famiglia, non dobbiamo perdere di vista che comunque la famiglia nasce, si sviluppa, si concretizza e si modifica all’interno di dinamiche relazionali. Le statistiche degli ultimi anni evidenziano un numero crescente di separazioni accompagnate da difficoltà, conflitti con la conseguente necessità di occuparsi di questi eventi avvalendosi di approcci multidisciplinari (sociali, culturali e psicologici, etc.).
Con il termine “Bigenitorialità” nel 1989 la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia definisce il minore come soggetto di diritti e non solo quale destinatario di protezione e tutela; in tal senso viene ribadito e ufficializzato il fatto che i figli hanno diritto di ricevere affetto, educazione e cure da entrambi i genitori. Succede però che l’intreccio tra i legami di coniugalità e di genitorialità venga messo a dura prova in caso di separazioni e divorzi, quando, l’esercizio delle funzioni genitoriali, critico alle volte anche nelle famiglie unite, deve essere gestito modificato e rinnovato.
Nel considerare gli effetti della vicenda separativa occorre evidenziare che l’elemento patologizzante non è la separazione in sé, ma il tipo e la qualità di relazione che caratterizza le coppie che si separano e che investe, di conseguenza, i minori. Da anni la ricerca psicologica in ambito di separazioni prova ad evidenziare che il fattore preoccupante è connesso alla perdita di un genitore, spesso del padre, e, di conseguenza, alla deprivazione delle funzioni genitoriali che gli competono.
All’interno del nucleo familiare il ruolo della figura materna è sempre stato riconosciuto come inconfutabile, la funzione della figura paterna, al contrario, ha subito progressivi mutamenti a secondo del contesto storico e socio-culturale con il quale si è dovuta confrontare.
La psicologia dello sviluppo infantile ha posto molta attenzione sulle relazioni interpersonali che si instaurano tra genitori e figli tuttavia, forse per complessità metodologica, ha privilegiato l’osservazione di relazioni diadiche (madre-figlio, padre-figlio) a discapito della relazione triadica che definisce e caratterizza la famiglia. Stern (1992) con le sue ricerche ha dimostrato che la relazione madre-figlio e padre-figlio è fortemente influenzata dalle dinamiche della coppia genitoriale. Ad esempio, lo stesso autore, afferma che una madre può essere molto competente quando è sola con il bambino o in presenza di altre figure per lei significative (ad esempio la propria madre), e può non esserlo in presenza del marito con il quale ha attivo un conflitto. Pertanto egli conclude che una relazione conflittuale tra genitori influenza negativamente anche il rapporto padre-figlio.
La dinamica sopra brevemente descritta, è da tradursi anche in positivo nel momento in cui un genitore poco competente può acquisire maggiori capacità grazie a stimoli provenienti da un’adeguata collaborazione coniugale.
La figura paterna ricopre importanti funzioni fin dai primi mesi di vita dei figli ma il suo ruolo va osservato all’interno della triade: la qualità della relazione dei genitori è fondamentale per consentire alla madre e al bambino di svolgere adeguatamente il proprio compito evolutivo. Con la prima infanzia e con l’adolescenza le relazioni dirette madre-figlio padre-figlio assumono la stessa importanza (F. Baldoni, 2005). Come sottolinea Bollea (1999) nei primi anni di vita il bambino porta avanti il suo continuo lavoro di adattamento al mondo esterno prevalentemente attraverso il padre, sia nell’imitarlo, sia nell’accettare o meno le imposizioni. L’instaurarsi di una relazione significativa, sicura e costante con il padre permette un adeguato sviluppo sociale ed emotivo dei figli. Caratteristica fondamentale della funzione paterna è proprio quella di favorire il processo di separazione dalla madre e introdurre il figlio, attraverso il linguaggio logico, al pensiero razionale e al rispetto delle regole nell’universo delle relazioni sociali. Al padre è simbolicamente affidato il compito di traghettare gradualmente il figlio dal territorio materno a quello della società favorendo l’emancipazione dall’infanzia e il suo ingresso nel mondo adulto. In altre parole è il padre che contiene e progressivamente delimita quel rapporto stretto e totalizzante esistente tra madre e figlio. Ogni genitore ha un proprio ruolo e solo insieme essi si integrano e si completano2. Il padre in quanto portatore di un modello responsabile e capace di assumere decisioni, costituisce una figura determinante nella prevenzione di eventuali comportamenti antisociali; la madre, in quanto figura portatrice di affetto e fiducia, è fondamentale per favorire il dialogo e la stima di sé. Il padre, inoltre, favorisce l’evoluzione dell’affettività adulta, in quanto è proprio l’amore paterno, non scontato ma condizionato, che va conquistato e quindi richiede uno sforzo che si avvicina all’amore maturo. Il rapporto padre-figlio che si delinea sin dai primissimi anni di vita, modellerà l’immagine che il figlio avrà di sé stesso e degli altri alimentando la dimensione profonda dei suoi sentimenti. In età scolare la mancanza di un solido rapporto con il padre, determina forti vissuti di ansia nel bambino soprattutto di fronte ad una situazione nuova come quella scolastica, dove deve rapportarsi con figure nuove e con nuove autorità. La valenza della figura patera sembra assumere un ruolo decisivo anche tra i fattori del comportamento delinquenziale degli adolescenti, soprattutto in relazione al fatto che, nella nostra società, il padre costituisce l’istanza morale fondamentale per la formazione di una “coscienza etico-sociale” (Vegetti Finzi S., A.M. Battistin 1996). L’opinione comune è che oggi il padre stia cercando di trovare altre dimensioni nei vari ambiti concernenti l’educazione dei figli e queste avvalorano una sua più rilevante partecipazione. Alcuni padri dimostrano notevoli capacità di provvedere anche a figli molto piccoli. Negli ultimi anni si è assistito quindi alla nascita del cosiddetto “padre partecipante”, cioè colui che si allontana dalla figura di padre padrone per creare con i figli una relazione fondata sull’affettività e sulla condivisione. Ne consegue una figura paterna che mantiene le sue prerogative maschili ma che si dimostra anche disponibile a prendersi cura dei propri figli in modo autonomo e responsabile (Andolfi, 2001).
L’importanza educativa dei padri sembra essere stata per lungo tempo sottovalutata dal sistema giudiziario, per cui, tranne nei casi di malattia psichiatrica, uso di droga e presenza di una relazione extraconiugale, la madre veniva automaticamente considerata la depositaria principale della tutela del minore3. Già nel 1986 ad un convegno nazionale sulla paternità M. Quilici dichiarava “I padri sono cambiati ma i giudici non se ne sono accorti”. Solamente nel 2006 con l’introduzione dell’articolo 155 della legge 54 viene inserito l’affido condiviso come forma privilegiata da valutare, per cui i Giudici si trovano spesso a prendere in considerazione la possibilità che i figli minori rimangano affidati ad entrambi i genitori. La nuova legge attesta che anche in caso di separazione personale dei genitori i figli hanno diritto di mantenere un rapporto equilibrato con ciascuno di essi e che la potestà genitoriale è esercitata da entrambi. Questo significa che, almeno formalmente, il ruolo educativo del padre è considerato indispensabile per la crescita dei figli. La paternità e la maternità, anche se costruite in modo diverso, vengono comunque messe a dura prova dalla separazione coniugale, è bene quindi cercare di capire quali sono le dinamiche che coinvolgono la famiglia in questo contesto. Gli studi di Emilia Dowling e Gill Barnes (2004), di recente attuazione, partono dal presupposto che non esiste nessuna relazione fissa tra il genere di un genitore e ciò che è in grado di fare o non fare per i figli. Gli stessi autori, nel campione di famiglie separate che hanno partecipato alle loro ricerche, evidenziano una vasta gamma di capacità negli uomini nell’essere padri. Uno dei loro progetti di ricerca sottolinea che sono molti i fattori che influenzano lo sviluppo dei ruoli paterni dopo il divorzio. Ad esempio, la capacità degli uomini di essere flessibili nell’organizzazione e nella cura dei figli è correlata alla loro capacità di assumere modalità genitoriali precedentemente definite come appartenenti alle donne, inoltre l’avere avuto un buon padre e un continuo sostegno da parte di uomini nella stessa situazione, fa un’enorme differenza. Alcuni studi sostengono che le donne forniscono tuttora il contesto in cui gli uomini apprendono le competenze genitoriali, ed è probabile che, questo fattore costituisca solo uno degli aspetti che portano ad un’alta incidenza di abbandono del contatto padre-figli nei primi due anni dopo il divorzio. Quello che alcuni padri fanno è quasi costantemente condiviso o dipendente dai suggerimenti della partner, ne risulta che il comportamento paterno è inevitabilmente legato alla condizione di coppia. Va di conseguenza che, quando la coppia è in crisi, il padre può sentirsi insicuro su come comportarsi. Secondo la Dowling i padri, in assenza delle loro ex mogli, hanno concezioni molto diverse sul tempo da dedicare ai figli per sentirsi competenti e fiduciosi come genitori, e questo è connesso al grado in cui la madre permette loro di sviluppare il proprio stile genitoriale dopo il divorzio, indipendente da ciò che lei stessa considera il comportamento “corretto”. Per alcuni padri che non sono stati in grado di sviluppare competenze adeguate, essere criticati dalla ex moglie crea un grave stress. Il primo anno dopo il divorzio può costituire un periodo particolarmente importante per ristrutturare i legami genitoriali e per stabilire la modalità di coinvolgimento del padre. Alta conflittualità e bassa cooperazione in questo periodo, infatti, possono interferire con lo sviluppo di nuove modalità genitoriali.
Il fatto che un padre non viva con i figli non significa che egli non giochi un ruolo attivo nella loro vita o nella mente di questi. Per alcuni bambini, che trovano difficile assimilare l’assenza quotidiana del padre, questa assenza può divenire una presenza più forte di quando vivevano insieme
L’evento separazione mette quind in pericolo un intero sistema di relazioni e di ruoli ben stabiliti, e molto difficile risulta quindi essere il ripristino degli equilibri.
Ogni transizione è un passaggio da una condizione data a una condizione nuova che ripropone ai familiari la necessità di rielaborare le relazioni e dare loro nuovi significati alla luce delle mutate condizioni (Andolfi, 1999). Appare evidente il collegamento nella trasformazione del ruolo di padre, che con l’evento separazione si trova a dover far fronte ad innumerevoli cambiamenti nella forma e nella sostanza, e la necessità di creare nuove modalità di relazione. In alcuni casi il mantenimento della cogenitorialità è messo a rischio fin dai primi momenti in cui la coppia decide di separarsi, il conflitto coniugale spesso si riflette sulle competenze genitoriali, e i figli si trovano ad essere triangolati in giochi di potere e di vendetta. In questo senso va considerato che i genitori, nel rivolgersi ad un istituzione esterna, sono alla ricerca di un contenimento e di un sostegno, che può non risolversi nelle aule dei tribunali, e che una lettura in termini psicologico-relazionali può essere utile per il contenimento del conflitto. Una possibilità parallela a quella giudiziale e particolarmente utile, in alcuni casi, può essere la Mediazione Familiare
La ricerca compiuta da R. Emery, nello Stato della Virginia, negli anni 1999/2000 è un esempio di come, la Mediazione Familiare, possa essere un percorso valido e uno strumento protettivo delle relazioni, in particolare della relazione padre-figlio in seguito alla separazione coniugale.
Alcune separazioni portano nella relazione conflitti cristallizzati e forti battaglie giudiziarie che spesso vengono fatte in nome de quei figli considerati “l’unica ragione di vita”. A tal punto è importante far riferimento ad alcuni contributi scientifici che mirano ad evidenziare le conseguenze della deprivazione della figura paterna, sullo sviluppo psicofisico dei figli.
In Acta Pediatrica 97 (2), 153-158, febbraio 2008 esperti del settore hanno studiato gli effetti del coinvolgimento paterno sul conseguente sviluppo dei figli ottenendo il seguente risultato “L’impegno del padre sembra avere effetti differenti sui risultati desiderabili: riduce la frequenza di problemi comportamentali nei ragazzi, riduce i problemi psicologici nelle giovani donne, migliora lo sviluppo cognitivo, mentre da un lato diluisce la delinquenza e lo svantaggio economico in famiglie dal basso profilo socioeconomico”. Altrettanto interessanti sono le conclusioni alle quali sono giunti i professionisti “E’ evidente l’influenza positiva del coinvolgimento paterno sui risultati sociali, comportamentali e psicologici della prole. Sebbene la letteratura provveda a fornire una definizione solo sufficiente per l’impegno paterno (interazione diretta con il bambino), come una specifica forma di effettivo coinvolgimento paterno, vi è sufficiente conferma per esortare sia i professionisti che i responsabili politici a migliorare le circostanze favorenti il coinvolgimento paterno”. Ed ancora “Negli USA molti studi hanno evidenziato i danni provenienti dall’assenza del padre – o per scelta del genitore o per volontà ostativa della genitrice – e tra questi sottolineerei American Journal of Pubblic Health, num. 84, 1994, Sheline et al., “I ragazzi con padre assente sono a più alto rischio per comportamenti violenti” e Survey on Child Health, 1993 U.S. Department of Health and Human Services “Bambini che vivono senza un contatto con il loro padre biologico hanno il doppio delle probabilità di lasciare la scuola”. Assieme a contributi scientifici che evidenziano, sottolineano ed affermano alla comunità scientifica l’importanza della figura genitoriale paterna, numerosi sono gli studi che partono dall’esclusione della stessa nella vita dei minori per poterne studiare le conseguenze. Anziché, quindi, partire dall’assunto di valutare una correlazione positiva tra impegno paterno e sviluppo del figlio, altri autori studiano gli effetti della deprivazione paterna sui minori. Tali ricerche evidenziano che non solo la deprivazione paterna provoca un grave danno al figlio, ma, soprattutto, che il livello di accudimento con cui un genitore si occupa del figlio è direttamente correlato al grado di realizzazione esistenziale del figlio stesso. Tale concetto è ben espresso dalle parole della famosa psicologa Dionna Thompson “la guerra contro il padre è in realtà una guerra contro i figli; il punto non è semplicemente il diritto dei padri o il diritto delle madri, ma il diritto dei figli di avere due genitori che si occupino attivamente della loro vita”.

La P.A.S.

Vezzetti in particolare pone l’attenzione sulla Sindrome da alienazione genitoriale (PAS) e i danni da deprivazione genitoriale che essa comporta. Altri autori si sono occupati di tale questione pervenendo a risultati diversi. A tal proposito è interessante citare uno studio pilota di A. Lubrano Lavadera e M. Marasco (2005) dal quale emergono risultati che evidenziano, su alcuni aspetti, una controtendenza rispetto alla maggioranza dei risultati ottenuti da altri ricercatori sull’argomento.
Tali autori hanno confrontato due gruppi di minori di cui il gruppo sperimentale era caratterizzato dalla presenza di PAS, l’altro senza diagnosi di PAS.
Stando ai risultati, gli autori concludono che non è presente alcuna differenza di genere tra l’essere genitore alienante o alienato, quindi il genitore alienante può essere indistintamente il padre o la madre, fondamentale è piuttosto la variabile genitore affidatario/non affidatario, per cui il genitore alienante è sempre quello affidatario.

(nota di redazione: la PAS è solo una strategia processuale per attaccare sconsideratamente il genitore affidatario. Dato che il genitore affidatario, anche sulla base delle necessità del minore, è la Madre, la strategia viene abitualmente utilizzata negli states per lo stalking giudiziario e anche in sede penale per coprire le responsabilità del genitore abusante).

Altro dato risultante dalla ricerca riguarda la condizione di disagio psichico vissuta dai minori. Infatti, dai dati del campione, viene evidenziata una condizione di disagio psichico per i minori coinvolti senza che venga registrata alcuna differenza tra quelli con diagnosi di PAS e quelli senza PAS. Questo indica, secondo gli autori, che la PAS non produce effetti più “dannosi” rispetto a quelli provocati generalmente da separazioni altamente conflittuali.
(nota: la PAS infatti è solo una invenzione pro dibattito processuale)

Alla luce dei risultati ottenuti, gli autori, fanno alcune considerazioni in merito che ci vedono concordi. Tuttavia gli stessi autori evidenziano alcuni limiti della ricerca, come l’esiguità del campione, che non consente di fare analisi statistiche più complesse, e il fatto che le famiglie appartengono tutte alla stessa popolazione del Lazio, per cui non può essere fatta generalizzazione a livello nazionale.
Tali studi sul ruolo dei padri, sulle conseguenze dell’assenza della figura paterna, sulle dinamiche conscie e inconscie che si sviluppano allorché la coppia coniugale si separa, dovrebbero essere maggiormente incentivati proprio alla luce di un’apertura che deve essere manifestata e applicata anche all’interno delle Aule dei Tribunali. Da qui l’esigenza che il consulente sia consapevole dei limiti delle ricerche ma anche e soprattutto dei giochi di coalizione e triangolazione nel quale si può trovare intrappolato allorché si trova a valutare l’idoneità genitoriale.
Ciò che comunque ci preme evidenziare, in conclusione di questo contributo, è come, nonostante il padre troppo spesso sia identificato in colui che deve predisporre un assegno mensile, la sua funzione educativa e genitoriale deve essere tutelata a discapito, altrimenti, di un sano sviluppo psicofisico del minore che, come facilmente desumibile, deve essere interesse di tutta la società.

-S. Pezzuolo, M. Paolucci-

Psicologa Donatella Ghisu

domenica 1 maggio 2011

PAS: un'Arma impropria Contro i Diritti di Donne e Bambini - comunicato stampa

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- comunicato stampa -

P.A.S. un'Arma impropria contro i diritti delle Donne e dei Bambini
come l'invenzione di un Ideologo della Pedofilia è entrata nelle aule dei Tribunali


Roma, 6 maggio 2011 - ore 14
Teatro Lo Spazio - Via Locri, 42


Ai Gentili Colleghi e alle Redazioni,



allegato alla presente invio alla vostra attenzione l'invito al convegno dal titolo "PAS, un' arma impropria contro i diritti delle Donne e dei Bambini, come l'invenzione di un ideologo della pedofilia è entrata nelle aule dei tribunali", che si terrà a Roma il 6 maggio a partire dalle ore 14, presso il Teatro "Lo Spazio" in via Locri 42.

Il convegno è promosso dal Movimento per l'Infanzia (www.movimentoinfanzia.it), una rete di 28 associazioni unite dal medesimo impegno per la tutela dei bambini e delle donne, da Italia dei Valori e dal gruppo ADLE al Parlamento europeo, e si prefige lo scopo di fare Vera informazione sulle politiche della PAS in Italia, la cd "sindrome di alienazione genitoriale" e la tentata introduzione della falsa teoria scientifica nel nostro Codice Civile, con il ddl 957 sull'Affidamento Condiviso.

Si è molto sentito parlare di PAS e di sindrome di alienazione genitoriale, specialmente in tv, ma l'intera comunicazione è stata unilaterale, monotematica e soprattutto trattata con pericolosa superficialità.

Per questa ragione abbiamo scelto un titolo "forte" per la nostra iniziativa.

In merito alla PAS il Presidente del Movimento per l'Infanzia, Avv. Girolamo Andrea Coffari, ha dichiarato:

"La PAS è in verità una vera e propria invenzione di tale Richard Gardner; va necessariamente definita invenzione per il semplice motivo che la comunità scientifica non ha mai riconosciuto questa supposta malattia. Il DMS (Diagnostic and Statistical Manual), nelle sue versioni precedenti, come in quelle più aggiornate, così come nella bozza di prossima approvazione, non comprende questa singolare patologia nell'elenco delle malattie psicologiche.

La PAS, nonostante i numerosi e pressanti tentativi compiuti da anni dai seguaci di Gardner per farla rientrare nel Manuale Diagnostico (DSM), è stata sempre e per fortuna rifiutata. Ma c'è di più, molto di più.

La PAS viene utilizzata quale espediente per scagionare i genitori accusati di violenze sessuali nei confronti dei figli; fin dalle sue origini è stata pensata come un improprio strumento diagnostico che si propone, ben prima dell'accertamento processuale, con una sorta di magia casereccia alla Gardner, di individuare le accuse vere da quelle fasulle."

Queste pesanti dichiarazioni sono d’altra parte confermate da numerosi organismi e studiosi all’estero, ove la PAS è considerata una vera e propria junk science (scienza spazzatura). Fra le tante lapidarie condanne ricordiamo quella della NDAA (National District Attorney Association, la più antica e importante associazione dei Procuratori dello Stato negli USA www.ndaa.org) che ha pubblicato la seguente dichiarazione: "La PAS è una teoria non dimostrata in grado di minacciare l’integrità del sistema di giustizia penale e la sicurezza dei bambini vittime di abuso".

In apertura del convegno romano i saluti dell'europarlamentare Nicolò Rinaldi del gruppo ADLE, mentre le conclusioni saranno a cura dell'On. Stefano Pedica di Italia dei Valori.

La segreteria scientifica del convegno sarà curata dal dott. Claudio Foti della Ass.ne Hansel e Gretel di Torino e dallo psichiatra dott. Andrea Mazzeo, Dirigente Sanitario per il CSM della Asl di Lecce, con l'Avv. Coffari e la d.ssa Roberta Lerici del Movimento per l'Infanzia.

Ospite internazionale in Roma da Madrid: la d.ssa Sonia Vaccaro, psicologa clinica, specialista in "Victimologia y violencia de género", autrice con Consuelo Barea del libro “El pretendido Síndrome de Alienación Parental. Un instrumento que perpetúa el maltrato y la violencia“, ancora non tradotto in Italia.

Il convegno sarà moderato dall'Avv. Girolamo Andrea Coffari, presidente del Movimento per l'Infanzia, e dalla d.ssa Roberta Lerici, responsabile per l'area Minori e Famiglia di IdV e per il Mov. Infanzia Lazio.

giovedì 28 aprile 2011

Proposte di legge a favore degli adulti, una sindrome inventata da un ideologo della pedofilia e il sonno della ragione che genera mostri

C'è un disegno di legge, il n. 957/2008, attualmente in esame presso la Commissione Giustizia del Senato, riunita in sede referente.

Molte agenzie, organismi o associazioni che si occupano della tutela dei minori si sono già negativamente espressi su questa proposta, critiche condivise dal Movimento per l'Infanzia che tuttavia intende compiere un ulteriore passo e porre in evidenza come il cosiddetto affidamento condiviso bis risponda ad una logica meramente adultocentrica e proponga soluzioni inaccettabili e direttamente lesive dei diritti dei bambini

La proposta 957/2008 è una buona occasione per dimostrare come le logiche adultiste prevalgano sull'attenzione per i bambini e come financo le informazioni contenute nella scheda di presentazione di tale infelice proposta siano alterate, inaffidabili e malamente orientate.

La 957 promuove in verità una drammatica decadenza di valori, ove gli interessi egoistici degli adulti prevalgono sui diritti dei bambini.

Una delle proposte che troviamo in questo disegno di legge è quella relativa al doppio domicilio dei figli dei genitori separati, soluzione che suggerisce il collocamento paritetico dei minori presso entrambi i genitori.

L'adulto impone il suo punto di vista, finge di legiferare "nell'esclusivo interesse del minore" dimenticandosi, subito dopo, anche delle più elementari esigenze di stabilità familiare, sociale e ambientale dei bambini, elementi che concorrono a formare l'identità e assicurare l'equilibrio di un minore.

Già il Re Salomone (libro dei Re 3, 16-28) aveva paradossalmente proposto di tagliare in due il bambino conteso fra le due donne, tanto che la vera madre, per salvare il figlio, rinunciò alla pretesa, ed eravamo nel 900 avanti Cristo, da allora i promotori del disegno di legge, sembrano non avere ancora imparato la lezione del saggio Salomone e propongono, a tremila anni di distanza, la divisione salomonica della vita del bambino, rischiando di violentarne le abitudini e stravolgerne la vita, esclusivamente per accontentare, pariteticamente, le rivendicazioni dei genitori.

La separazione dei genitori, per i figli, rappresenta quasi sempre un passaggio molto difficile, a volte doloroso, questo aspetto sembra non essere minimamente valutato dai promotori del disegno di legge e da coloro che, con enfasi ed entusiasmo, sperano che tale cinica soluzione venga adottata.

Ciò che drammaticamente manca è il punto di vista del bambino: non c'è cenno all'età, alle abitudini di vita, al momento in cui interviene la separazione, al grado di conflitto con il quale si caratterizza la separazione, alla causa del conflitto, al benessere dei figli, alle esigenze di continuità scolastica, alle esigenze di ascolto, al diritto alla stabilità.

Fissare tout court il principio del doppio domicilio, quale garanzia adultocentrica per poter esercitare eguale potere sulla prole, significa calare la scure sul destino dei bambini e dividerne in due la vita, cercando di sfamare l'egoismo dei contendenti, sacrificando chi non può o non sa esprimere il suo punto di vista.

I bambini hanno diritto ad una vita serena, hanno diritto ad essere protetti dalle inquietudini degli adulti, dai loro litigi, dalle loro contese e soprattuto hanno diritto ad una legge che sappia analiticamente garantire, con sensibilità e coraggio, i loro diritti anche se questi collidono con gli interessi degli adulti.

Ma il passaggio ancora più sorprendente del disegno di legge lo si trova leggendo l'art. 9 che testualmente recita: “Il comprovato condizionamento del minore, in particolare se mirato al rifiuto dell'altro genitore attivando la sindrome di alienazione genitoriale, costituisce inadempienza grave, che può comportare l'esclusione dall'affidamento”.

Questo comma pare un vero e proprio capolavoro di ignoranza giuridica, di improvvisazione nella tecnica legislativa e di subdolo tentativo di introdurre principi inaccettabili nel nostro ordinamento giuridico.

Proviamo a ragionare su questa proposta per fornire argomenti che giustificano un giudizio così severo.

L'intero comma è centrato sull'ipotesi del condizionamento del minore, un condizionamento mirato al rifiuto dell'altro genitore, fino a culminare con l'attivazione di una non meglio precisata “sindrome di alienazione genitoriale”.

La “sindrome di alienazione genitoriale” è la cosiddetta PAS (Parental Alienation Syndrome); dobbiamo a questo punto chiederci cosa sia questa famigerata Sindrome e soprattutto perchè e in quale modo il legislatore dovrebbe fare propria la singolare indicazione di introdurre, per la prima volta nel nostro codice civile, una malattia psichiatrica quale criterio per dirimere questioni nelle relazioni familiari fra genitori e figli .

La PAS è in verità una vera e propria invenzione di tale Richard Gardner; va necessariamente definita invenzione per il semplice motivo che la comunità scientifica non ha mai riconosciuto questa supposta malattia.

Il DMS (Diagnostic and Statistical Manual), nelle sue versioni precedenti, come in quelle più aggiornate, così come nella bozza di prossima approvazione, non comprende questa singolare patologia nell'elenco delle malattie psicologiche.

Il DSM, per chi non lo sapesse, è l'elenco ufficiale, universalmente adottato dalla comunità scientifica internazionale, di tutte le patologie, le sindromi, le malatie psicologiche o psichiatriche che dir si voglia che sono state riconosciute come tali.

La PAS, nonostante i numerosi e pressanti tentativi compiuti dai anni dai seguaci di Gardner per farla rientrare nel Manuale Diagnostico (DSM), è stata sempre e per fortuna rifiutata.

Ma c'è di più, molto di più.

La PAS viene utilizzata quale espediente per scagionare i genitori accusati di violenze sessuali nei confronti dei figli; fin dalle sue origini è stata pensata come un improprio strumento diagnostico che si propone, ben prima dell'accertamento processuale, con una sorta di magia casereccia alla Gardner, di individuare le accuse vere da quelle fasulle.

Che sia vero quello che dico lo dimostrano le pubblicazioni di Gardner, nelle quali l'autore collega direttamente, direi sistematicamente, la sua infausta “invenzione”, cioè la famigerata PAS, alle accuse di violenza sessuale esercitate dai genitori nei confronti dei figli.

Nel 1987 pubblica addirittura una monografia sull'argomento: “The Parental Alienation Syndrome and the differentation between fabricated and genuine child sex abuse” ( by Creative Therapeutics, 1987 New Jersey).

Ma per capire che la PAS nasce come strumento contro i diritti dei bambini è sufficiente leggere ciò che ha scritto la NDAA (National District Attorney Association) che è la più antica e diffusa associazione dei Procuratori dello Stato degli Stati Uniti d'America, che ha definito la PAS “frutto di esperienze aneddotiche di Gardner”.

Il giudizio tombale, fatalmente negativo, sulla Pas è racchiuso in uno studio, a cura di Erika Rivera Ragland e Hope Fields (entrambi procuratori, rappresentanti dello Stato nei processi) intitolato “Parental Alienation Syndrome: What Professionals Need to Know” pubblicato sul sito Sito ufficiale (www.ndaa.org) e nella rivista (National Center for Prosecution of Child Abuse” (NCPCA) della NDAA.

In questo studio, è stato evidenziato come la PAS ha come scopo quello di essere “uno strumento in mano ad un genitore per screditare le accuse di abuso sessuale da parte del figlio e del genitore alienante”.

Il lavoro dei procuratori Ragland e Fields è composto di due parti; nelle conclusioni della prima parte scrivono, tra l'altro: “In breve, la PAS è una teoria non verificata che può avere conseguenze a lungo termine per il bambino che cerca protezione e rivendicazione legale nei tribunali” (In short, PAS is an untested theory that, unchallenged, can have far-reaching consequences for children seeking protection and legal vindication in courts of law” pag. 4 della parte prima dello studio) “Parental Alienation Syndrome: What Professionals Need to Know-Part 1”.

Nella seconda parte dello studio vengono analizzate le modalità e l'applicazione della PAS nei tribunali americani: la giurisdizione di New York si è sempre rifiutata di ammettere la PAS nei casi di abusi sessuali, lo Stato della California non l'ha ammessa perchè “non ha presupposti scientifici a sufficienza per soddisfare lo standard probatorio Kelly-Frye”.

Nelle conclusioni di questa seconda parte, gli autori scrivono che: La PAS è una teoria non dimostrata in grado di minacciare l'integrità del sistema di giustizia penale e la sicurezza dei bambini vittime di abusi...” (PAS is a unproven theory that can threaten the integrity of the criminal justice system and the safety of abused children” pag 4 della parte seconda dello studio “Parental Alienation Syndrome: What Professionals Need to Know-Part 2).

D'altra parte non possiamo immaginare il povero Richard Gardner come un profeta non accolto in patria (nemo propheta in patria) perchè, al di qua dell'oceano, i nostri cugini spagnoli, molto più svegli di noi italiani, hanno liquidato la questione PAS con una dichiarazione ufficiale della Associazione Spagnola di Neuropsichiatria (AEN): in un documento ufficiale intitolato "Declaración en contra del uso clínico y legal del llamado Síndrome de Alienación Parental", (Dichiarazione contro l'uso clinico e legale della cosiddetta Sindrome di Alienazione Parentale) gli psichiatri spagnoli si sono pronunciati “contro l'uso clinico e legale dell'espressione Sindrome di Alienazione Parentale e altre similari aventi lo stesso significato”, definendo la PAS un “castello in aria” e raccomandando ai suoi iscritti di non utilizzarla poiché “non ha alcun fondamento scientifico e presenta gravi rischi nella sua applicazione in tribunale”

Noi italiani invece questa junk science (scienza spazzatura) la vorremmo fare entrare addirittura nel nostro codice spacciandola quale elemento di riforma nell'interesse dei bambini!

Ciò che è bene fissarsi in mente è il fatto che, l'ipotesi che un genitore condizioni il figlio fino a fargli odiare l'altro genitore, è un vero e proprio crimine (maltrattamenti) che va accertato attraverso la cognizione del fatto, con le garanzie, l'acquisizione probatoria e il contraddittorio propri del procedimento penale.

L'ipotesi (per fortuna rarissima) di un genitore che addirittura manipola la mente e la coscienza del figlio fino a fargli dichiarare, falsamente, di avere subito violenza sessuale dall'altro genitore è un altro gravissimo crimine (calunnia per interposta persona), che non può certo essere verificato con una magia diagnostica alla Gardner, ma deve essere necessariamente accertato da un tribunale penale.

Se passasse la balorda idea che i crimini si possono accertare attraverso la diagnosi di sindromi inventate secondo le esigenze di parte, potremmo fare a meno di celebrare i processi penali, potremmo invece affidarci alla creatività dello psicologo di turno per diagnosticare in men che non si dica la sindrome da spacciatore di marciapiede, la sindrome di guida senza patente, la sindrome di truffatore dello stato e allora, altro che processi brevi, arriveremmo alla diagnosi fulminea, buttando nella spazzatura, oltre che la scienza, anche secoli di storia del diritto sostanziale e processuale e le elementari garanzie dello Stato di diritto.

Dobbiamo ancora porci un'ultima fondamentale domanda: sapete perchè il nostro eroe Richard Gardner utilizzava la PAS per dimostare la falsità delle accuse di violenza sessuale sui minori?

Molto semplice, perchè Richar Gardner è un ideologo della pedofilia, è cioè uno dei maggiori rappresentati di una corrente di pensiero che tende a giustificare e legittimare la pedofilia.

Se si leggono le sue pubblicazioni risulta davvero incredibile ciò che ha avuto il coraggio di scrivere.

Considerato che la PAS, nella stragrande maggioranza dei casi, riguarda l'ipotesi di padri alienati da madri che manipolano i figli, e, considerato inoltre che la PAS viene utilizzata per scagionare i padri accusati di avere abusato dei propri figli, vediamo come ci illumina sul punto (ipotesi di padri abusanti) il nostro prode ideologo della pedofilia.

In una delle sue mirabolanti pubblicazioni (Richard Gardner - True and false accusations of child sex abuse – Cresskill, NY, Creative Therapeutics, 1992) scrive:

La maggior parte dei pedofili nella nostra società soffre di sentimenti di bassa autostima. Essi sono generalmente considerati come paria e soggetti a un terribile disprezzo. E' difficile immaginare pedofili sentirsi bene con se stessi in un mondo di questo tipo.(pag 592-593).

Pure noi difficilmente riusciamo ad immaginare un pedofilo, cioè un violentatore di bambini, sentirsi bene con se stesso e godere di una buona autostima, ma andiamo avanti nella lettura.

Ho descrtitto il narcisismo di molti pedofili, ma ho indicato inoltre che questo narcisismo è compensato dalla bassa autostima. Certo, questi sentimenti derivano da fattori che hanno preceduto e contribuito allo sviluppo della pedofilia.

Ma questa bassa autostima è inoltre intensificata dalla reazione della società a tale comportamento, il padre deve essere aiutato a capire che c'è una certa quantità di pedofilia in tutti noi, e che tutti noi, da bambini, eravamo dei perversi-polimorfi. Se non lo sa già deve essere aiutato a rendersi conto che la pedofilia è stata considerata la norma per la stragrande maggioranza degli individui nella storia del mondo.

Egli deve essere aiutato a capire che, ancora oggi, è una pratica diffusa e accettata letteralmente da miliardi di persone. Egli deve arrivare a capire che in particolare nella nostra civiltà occidentale si osserva un atteggiamento molto punitivo e moralista verso questo tipo di inclinazioni.

Siamo cresciuti in una società in cui la pedofilia è fortemente scoraggiata e addirittura condannata. (pag. 593)

Prima di continuare questa edificante lettura è necesario fermarsi e rileggere e rendersi conto che Gardner ha scritto che la pedofilia oggi è una pratica diffusa e accettata letteralmente da miliardi di persone, questa affermazione pone seri dubbi sull'equilibrio di questo autore che immagina un mondo ove esistono praticamente solo pedofili, visto e considerato che ci sono poco meno di sette miliardi di persone nel mondo.

Ancora da notare come Gardner parli apertamente di atteggiamento moralista della nostra civiltà occidentale, assegnando ovviamente al termine moralista quella accezione negativa che si è soliti dare.

Ciò che Gardner pensa quindi della moralistica condanna della pedofilia, lo si evince molto bene ancora nel capitoletto dedicato al miglioramento del senso di colpa dei pedofili (dealing with guilt (or lack of it) – pagg. 594-597) di cui si trascrivono alcuni significativi passaggi:

Alcuni padri possono razionalizzare che la pedofilia è un'antica tradizione, una pratica diffusa nel mondo, e che non c'è nulla per cui bisogna sentirsi in colpa.

Questi padri devono essere aiutati a capire che anche se ciò che loro dicono su questo punto è vero, ciò non giustifica che ciò si possa praticare nella nostra società, anche se la nostra società reagisce in maniera esagerata a tali comportamenti.

Da notare una finezza, nel testo in inglese l'inciso che recita: ciò non giustifica che ciò si possa praticare nella nostra società (this does not justify its practice in our society) l'aggettivo possessivo nostra (our) è scritto in corsivo, per sottolineare, ancora una volta, come è la nostra società occidentale ad essere moralistica e bacchettona, secondo questo luminare del libero pensiero pedofilo.

Ma andiamo avanti.

E' perchè la nostra società reagisce in maniera esagerata a questi comportamenti che i bambini soffrono.

Se la nostra società non reagisse in maniera così drammatica sarebbe meno probabile che i bambini soffrissero specialmente se l'incontro sessuale non è stato frutto di costrizione, sadico o brutale (in alcuni casi lo è in altri no)

Riassumendo: i bambini vittime di violenze sessuali, a meno che non siano stati brutalizzati, soffrono, non tanto per la violenza sessuale in sé considerata, ma per colpa della nostra società che reagisce in maneira veramente esagerata, questo i padri abusanti lo sanno e giustamente non si sentono in colpa per avere abusato dei loro figli.

La conseguenza ovvia del Gardner-pensiero è che, se la nostra società non punisse in maniera moralistica la pedofilia, i bambini non soffrirebbero.

In un mondo del genere si realizzerebbe la visione infernale di Gardner che ci propone un mondo meno moralista in grado di accettare la pedofilia, per il bene dei figli che non soffrirebbero, per la gioia dei padri pedofili dei parenti stretti e magari dei vicini di casa; pedofilia che, d'altra parte, è praticata, da miliardi di persone.

Poche righe più avanti l'ideologo scrive:

Inoltre se il padre razionalizza il comportamento con l'argomento “lei lo voleva” “lei non si è opposta, quindi le deve essere piaciuto” può essere aiutato a capire che questa non è una scusa che giustifica il comportmento pedofilo.

I bambini sono immaturi e indifesi.

Noi non diamo loro ogni cosa che essi vogliono. Noi sappiamo che è importante dire no per il loro stesso bene.

Esseri indulgenti ad ogni capriccio interferisce significativamente con il tipo di regole che vogliamo dare ai bambini.

Opporsi al bambino a volte è necessario per la sopravvivenza del mondo nel quale il bambino è nato.

E negare il coinvolgimento sessuale con un bambino che lo propone è una forma di diniego in questo senso.

Non posso, con tutta la buona volontà, trattenermi dall'usare toni forti e decisi nei confronti di chi ha avuto il coraggio di scrivere queste parole.

La violenza sessuale verso un bambino è un atto orrendo, un crimine contro l'umanità, che genera sofferenze e traumi a volte devastanti, è una forma di sopraffazione dell'altrui dignità e libertà, equiparabile a quella che i nazisti esercitavano nei confronti degli ebrei.

Immaginare che un padre che abusa di una figlia, deduca che la bambina abbia ricavato piacere, in quanto non si è opposta alla violenza, è indice di irrevocabile perversione e disumana criminalità; il nostro allegro psicologo, anziché accorgersi di questa follia, cosa ci dice in proposito?

Ci dice che non possiamo accontentare in tutti i capricci i nostri figli, che va impartita loro una buona educazione e quindi, negare una relazione sessuale ad un figlio che la propone o la richiede, è una buona forma di educazione.

Gardner vive in un mondo in cui le bambine e i bambini propongono rapporti sessuali ai loro padri, assimila tali incredibili richieste a semplici capricci e consiglia a questi padri, non senza una certa benevolenza, di non accontentare i propri figli in tutte le loro richieste in quanto questo rappresenta un atteggiamento diseducativo.

Se facciamo una sintesi di ciò che abbiamo letto su questo autore, definirlo ideologo della pedofilia mi sembra un complimento.

Gardner afferma che miliardi di persone oggi praticano la pedofilia, sconsiglia ai padri di accontentare i loro figli che, notoriamente, richiedono rapporti sessuali ai loro stessi genitori, ci dice che tutti noi siamo un po' pedofili e che la nostra civiltà occidentale ha un atteggiamento moralista e addirittura punitivo verso la pedofilia, ci illumina sul fatto che è proprio per questo motivo che i bambini soffrono delle violenze sessuali subite.

A me sembra un personaggio perverso, privo di moraliltà, di equilibrio e pudorre.

Come sia possibile che le elucubrazioni di una mente malata siano arrivate a contaminare la nostra società, fino ad essere utilizzate nei tribunali per negare il diritto dei bambini ad essere ascoltati quando ci raccontano di terribili ricordi di violenze sessuali, rimane per me un mistero.

Come si sia potuti arrivare a negare, alle madri che hanno avuto il coraggio di difendere i loro figli, protezione, affidabilità e dignità, perchè viene loro affibbiata una inesistente sindrome inventata da un folle, proprio nel momento in cui i loro figli invece raccontano delle violenze subite, rimane per me un mistero.

Lo stesso mistero in ragione del quale la nostra storia è costellata di folli e perversi dittatori che hanno affascinato e soggiogato i popoli con la forza della loro morbosa patologia; è vero, è proprio vero ciò che scriveva Francisco Goya in uno dei suoi più famosi dipinti: il sonno della ragione genera mostri.

Girolamo Andrea Coffari - presidente del Movimento per l'Infanzia

mercoledì 27 aprile 2011

Sindrome di Alienazione Parentale (PAS): 6 Maggio Convegno Internazionale


Template for letter in response to "PAS Day"

pubblicata da Julia Fletcher il giorno lunedì 25 aprile 2011 alle ore 20.31

From http://parentalalienationfraud.blogspot.com/:


Please copy, paste, edit the italicised words, and send this letter to your state’s Governor.

Dear Governor:

Your office may receive or has already received a request to sign a proclamation declaring April 25th as Parental Alienation Awareness Day. Parental Alienation Fraud Blog is writing to urge you to reject that request.


Proponents of Parental Alienation Awareness Day attempt to portray parental alienation as a destructive family dynamic in which one parent turns the child against the other, usually during custody proceedings.


Parental Alienation Syndrome, however, is not based in empirical evidence and has been widely discredited by legal and mental health experts. Three leading professional organizations—the American Bar Association, the National Council of Juvenile and Family Court Judges, and the American Psychological Association—have state unequivocally in their publications that Parental Alienation Syndrome is neither a scientifically valid nor a professionally recognized psychological syndrome, and as such, should not be admissible as evidence in a court of law.

Youth and domestic violence advocates point out that a child may have legitimate reasons for having negative feelings toward one of his or her parents, particularly when a parent is abusive. Rather than investigating allegations of abuse, the concocted notion of parental alienation can wrongly turn the court's focus to the victims' motives.

Many abusers are invoking Parental Alienation Syndrome and parental alienation to convince family courts to ignore children's allegations of abuse. They wrongly claim that the protective parent is behind a child's claims of abuse and should be punished by not getting custody of the children.

When courts award visitation or custody to the parent to whom the child has an aversion, in many instances, the courts are awarding custody to a violent abuser. The consequences could be dire.

Some children placed in the custody of their abusers have committed suicide; others have run away, and countless others have endured the abuse and are permanently traumatized. In recent years, children placed in custody of their abusers have been coming forward to tell their stories and to warn of the danger surrounding the fictitious syndrome. http://www.courageouskids.net/

Parental Alienation Fraud Blog urges you to reject the proclamation for Parental Alienation Awareness Day. Instead, take actions to ensure that abuse allegations are thoroughly investigated before custody decisions are made. Your leadership will help some of the most vulnerable children stay safe.

Sincerely,

Parental Alienation Fraud Blog