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mercoledì 25 gennaio 2012

Carrara, 27 gennaio: P.A.S.- un’arma impropria contro i diritti delle donne e dei bambini

http://www.toscana.italiadeivalori.it/images/stories/IDV3/Eventi/pas.jpg

Carrara, venerdì 27 gennaio, ore 17.00

Hotel Michelangelo – Corso Carlo Rosselli, 3


La PAS è la presunta sindrome di alienazione genitoriale che ripropone vecchi stereotipi e pregiudizi sessisti ai danni delle donne e dei bambini.

In vari Paesi, a partire dagli Stati Uniti, quando in una causa di divorzio un genitore è accusato di abusi e violenze, i sostenitore della PAS (Parental Alienation Syndrome, sindrome da alienazione genitoriale) ricorrono a questa teoria per ribaltare le accuse.

Ma chi ha inventato la Pas? Come è possibile che una sindrome inventata stia per entrare nel nostro ordinamento attraverso appositi disegni di legge?Come influisce sulle cause di affido dei figli nelle separazioni conflittuali e non? A cosa vanno incontro i bambini che vengono definiti ” alienati” da uno dei due genitori? A queste e a tante altre domande cercherà di rispondere il convegno organizzato a Carrara il prossimo 9 Dicembre dall’Italia dei Valori di Massa Carrara.

Dopo numerosi convegni organizzati a Roma, Napoli e Firenze, ci riuniremo anche a Carrara, insieme al Dr. Andrea Mazzeo Specialista in Psichiatria e Dirigente Medico CSM ASL di Lecce, per discutere di quella che alcune associazioni di psicologi e neuropsichiatri americani, hanno definito “scienza spazzatura” (Junk Science). In Italia, la PAS è entrata nei tribunali con ritardo, ovvero quando all’estero si è cominciato a prenderne le distanze in maniera decisa, ma le informazioni stentano a raggiungere i nostri legislatori e così, mentre in America proliferano le associazioni di “vittime della PAS”, in Italia la si vorrebbe inserire nel DDL 957, detto anche affido condiviso Bis, come discriminante per l’affido dei figli.

Ma la PAS , viene purtroppo usata anche come strumento di difesa dai genitori accusati di abusi e violenze sui figli; basta una perizia in cui si certifichi che uno dei genitori ha condizionato il figlio fino al punto da fargli descrivere abusi o violenze, e il gioco è fatto.Il bambino non verrà creduto, e il genitore protettivo passerà da vittima a imputato perdendo la patria potestà .

In seguito, questo bambino a cui è stata diagnosticata una sindrome mai riconosciuta ufficialmente dalla psichiatria, (non è inclusa nel DSM), verrà affidato ai servizi sociali e collocato in casa famiglia o, nella peggiore delle ipotesi, sarà costretto a vivere con il genitore abusante.

L’associazione “Courageous Kids”, composta da ex bambini affidati al genitore abusante, è solo una delle tante associazioni nate in America per denunciare i giudici responsabili di aver creduto alla PAS e non alle testimonianze dei bambini: Noi che siamo sopravvissuti, siamo cresciuti e diventati più forti, adesso vogliamo dire al mondo quanto abbiamo sofferto, prima a causa di coloro che hanno abusato di noi, poi a causa dei tribunali che hanno rifiutato di proteggerci” (We who survived got older and stronger. Now we are telling the world how much we were hurt, first by our abusers then by the court which refused to protect us.)

Tra i relatori saranno presenti:

- Andrea Mazzeo, psichiatra e dirigente medico

- Claudia Bienaime- referente cittadina IDV Carrara

- Frida Alberti- coordinamento provinciale IDV

- Sara Vatteroni, Assessore provinciale IDV

- Galeano Fruzzetti, segretario provinciale IDV Massa Carrara

http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2012/01/18/carrara-27-gennaio-p-a-s-unarma-impropria-contro-i-diritti-delle-donne-e-dei-bambini/

giovedì 10 novembre 2011

Audizione Commissione Giustizia Senato: Documento del Movimento per l'Infanzia

http://www.tv14.net/wp-content/uploads/2010/09/Senato-della-Repubblica.gif

2ª Giustizia - Indagini conoscitive


Indagine conoscitiva sull'applicazione concreta della legge n. 54 del 2006 in materia di affido condiviso

Seduta n. 268 - Martedì 8 novembre 2011


https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhYzM45ReibYlv6tw2XVh29kEYhQM8ew9gZ71JsKIukrLIiYsOjbboHIZIUiB1JiUwCB-yhbnLqaKLp3abvuNXr8Ptz4M7ywJYSwawm7kFdaKoGvTsh5cPXGkSpFyIYXPnTrhMNyroLzfw/s1600/movimento.infanzia.logo.lgt.png

Documento del Movimento per l'Infanzia all'audizione della Commissione Giustizia del Senato, a cura Avv. Girolamo Andrea Coffari, presidente del Movimento per l'Infanzia, e del Dott. Andrea Mazzeo, dirigente medico psichiatra della Asl di Lecce:



Movimento per l'Infanzia - Documento depositato (2454 KB)


Altri testi di interesse

Organismo Unitario dell'Avvocatura (OUA) - Documento depositato (80 KB)

Camera Minorile Nazionale in CamMiNo Relazione - Documento depositato (237 KB)


Le osservazioni dell'AIMMF (Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e la Famiglia) si possono leggere a questo link:

http://www.minoriefamiglia.it/pagina-www/mode_full/id_1010/

giovedì 3 novembre 2011

La PAS - Junk Science - come è stata demolita e affrontata all'estero - di Andrea Mazzeo

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https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiAYF2Bf5-Hr1FYDA15XxRVHzWk1FjU-6U45ujq0M9N_ACGrLBSYgzfHLUSEA0OUdiTWAfneZC84kSNW_YDLZVeh2ZIhTHig2Yq31nFQCBj7VtnFMYrbwTfGE0Cu943693Q4qFkacSrAkA/s1600/27.ott.Pas.Andrea.Mazzeo.jpg

La Relazione del dott. Andrea Mazzeo, Dirigente medico psichiatra presso il CSM di Lecce, al convegno "Genitori e figli, un incontro che torni a stupire: P.A.S. la grande Bufala!" di giovedì 27 ottobre 2011 ad Oria, provincia di Brindisi.

mercoledì 28 settembre 2011

Tribunale di Napoli, dibattito sulla PAS promosso dal Centro Studi Diritto di Famiglia

Dibattito sulla PAS

Si è svolto al Tribunale di Napoli, il 26 settembre 2011, nell'Aula Arengario, un interessante Dibattito tra giuristi e psicologi su un tema molto controverso, la cosiddetta "sindrome di alienazione genitoriale" o PAS, promosso dal Centro Studi Diritto di Famiglia, Sezione di Grumo Nevano.
I lavori sono iniziati verso le ore 11.30 introdotti dalla Presidentessa del Centro Studi, l'Avv.ssa Carolina Ferro, componente della Commissione pari opportunità del CdO Avvocati di Napoli; ha moderato i lavori l'Avv.ssa Immacolata Troianello, Consigliere dell'Ordine degli Avvocati di Napoli.
Di rilievo le partecipazioni al dibattito, dal Dr Gaetano Annunziata, Presidente aggiunto onorario della Corte di Cassazione al prof. Marino Maglietta, estensore della Legge 54/2006, avv. Matteo Santini, Presidente nazionale del centro studi, Dr Maurizio Barruffo, Magistrato del Tribunale dei minori di Napoli e tante altre personalità di rilievo.
Numerosi gli interventi che hanno parlato delle accese controversie generate dai dibattiti sulla PAS che vedono due fazioni nettamente contrapposte.
L'Avv.ssa Elena Coccia, componente dell'esecutivo nazionale dei Giuristi Democratici si è espressa senza mezzi termini contro questa presunta malattia; subito dopo il suo intervento l'Avv.ssa Coccia ha dovuto allontanarsi per precedenti impegni istituzionali al Comune di Napoli per cui non abbiamo potuto ascoltare la sua replica agli altri relatori.
È intervenuto quindi il Prof. Maglietta, Ingegnere a Docente di Fisica della Materia all'Università di Firenze, estensore sia della Legge n° 54/2006 (Legge sull'affido condiviso) sia dei progetti di Legge in discussione in Commissione Giustizia al Senato, di modifica della Legge 54, DDL 957 e DDL 2454. Ha fatto notare come nel secondo progetto di legge è scomparso il riferimento alla PAS sostituito dal concetto di "comprovata manipolazione del minore".
Ha preso quindi la parola il Dr Andrea Mazzeo, Psichiatra, con un rapido intervento nel quale ha evidenziato come la PAS non sia compresa in nessuna classificazione ufficiale delle malattie e che quindi non ha valenza scientifica (analogamente alla "terapia Di Bella" per i tumori, che negli anni '90 suscitò le medesime polemiche tra favorevoli e contrari); un secondo aspetto evidenziato dal Dr Mazzeo è stato quello sulla non utilizzabilità in Tribunale, come prova, di una presunta malattia che non ha un riconoscimento scientifico ufficiale. Il Dr Mazzeo si è riservato di affrontare altri aspetti nel secondo giro di interventi.
Ha replicato al Dr Mazzeo il Dr Fabio Delicato, criminologo e CTU del Tribunale di Napoli, argomentando che le classificazioni a volte non comprendono malattie che invece esistono realmente, citando come esempio il gambling, ovvero la dipendenza dal gioco d'azzardo.
È stato clamorosamente smentito in questa sua affermazione nel pomeriggio, dal travolgente intervento della Prof.ssa Alessandra Lumachelli, Grafologa e Sociologa dell'Università Politecnica delle Marche, la quale invece ha rimarcato, manuale delle classificazioni alla mano, come il gioco d'azzardo patologico sia invece compreso nelle classificazioni ufficiali delle malattie.
Ed è stato proprio l'intervento pomeridiano della Prof.ssa Lumachelli quello che ha riscosso il maggiore interesse scuotendo una platea ormai stanca e un po' assonnata. La relatrice ha parlato della PAS come costruzione sociale più che patologia di natura medica; una sorta di leggenda metropolitana che ripresa e ripetuta da più persone, promossa da sponsor e supporter, alla fine viene creduta vera pur non essendo basata su nulla di razionale. Il suo intervento ha incontrato il deciso favore dei presenti che le hanno tributato un lungo applauso.
Degli umori della sala il cronista ha raccolto sensazioni di autentica ripulsa verso la PAS alla notizia che Gardner, il suo inventore, esprimeva opinioni favorevoli alla pedofilia e che sono divenute una sorta di manifesto delle organizzazioni internazionali filo-pedofile, a giustificazione delle loro perversioni, e una notevole delusione dei numerosi psicologi presenti che si aspettavano un maggiore approfondimento sulla PAS.

mercoledì 18 maggio 2011

MOBBING FAMILIARI, CONDOMINIALI E AFFINI - Quando la disinfomazione viaggia in rete

pubblicata da Andrea Mazzeo il giorno venerdì 7 gennaio 2011 alle ore 21.37

In diverse pagine web, blog, profili Facebook, wikipedia, sono inseriti degli scritti che contengono questi concetti; leggendoli frettolosamente si può pensare ad un errore, ma la reiterata insistenza con cui vengono proposti fa pensare ad un preciso progetto di disinformazione. Sfuggono, allo scrivente, le motivazioni che sostengono tale volontà disinformativa; potrebbe trattarsi di banale ignoranza, ed allora non varrebbe nemmeno la pena di sprecare queste poche righe per confutarla. Alcuni di questi scritti provengono però da fonti professionali ed allora qualche riga di corretta informazione forse è dovuta.

Il termine "mobbing" viene oggi utilizzato solo ed esclusivamente per indicare fenomeni di persecuzione nel mondo del lavoro; secondo la definizione originaria di Leymann (psicologo del lavoro che negli anni '80 in Svezia ha per primo utilizzato queto termine per definire certi comportamenti nel mondo del lavoro, «il Mobbing consiste in una comunicazione ostile e non etica perpetrata in maniera sistematica da parte di uno o più individui generalmente contro un singolo che, a causa del Mobbing, è spinto in una posizione in cui è privo di appoggio e di difesa e lì costretto per mezzo di continue attività mobbizzanti. Queste azioni si verificano con una frequenza piuttosto alta (definizione statistica: almeno una alla settimana) e per un lungo periodo di tempo (definizione statistica: una durata di almeno sei mesi). A causa dell’alta frequenza e della lunga durata, il Mobbing crea seri disagi psicologici, psicosomatici e sociali» (H. Leymann, Mobbing Encyclopedia, http://www.leymann.se/).

Nulla a che vedere, quindi con i conflitti intra-familiari, o addirittura condominiali, perché il mobbing non è un conflitto ma è qualcosa di diverso e di molto più grave; questa generalizzazione del conceto di mobbing è pericolosa perché porta a pensare che anche il mobbing in ultima analisi non sia altro che una situazione conflittuale, portando a misconoscere la drammatica condizione dei lavoratori vittime di mobbing, cioè di persecuzione nel mondo del lavoro.

Il conflitto è infatti una condizione che vede due, o più, attori coinvolti (il prefisso "con" rimanda appunto a questo concetto di condivisione); una interazione circolare in cui ciascun soggetto coinvolto gioca la sua parte.

Nel mobbing invece si ha in maniera lineare (e non circolare) un comportamento vessatorio verso un lavoratore, da parte di un superiore o comunque rappresentante dell'azienda (mobbing verticale) o da parte di colleghi (mobbing orizzontale); è descritto anche un mobbing dal basso, diretto contro un superiore, ma è molto più raro.

Le condizioni in cui si vorrebbe vedere il cosiddetto mobbing genitoriale sono in realtà situazioni di conflittualità intra-familiare, o coniugale, ben note alla psicologia e per le quali non occorre scomodare categorie concettuali nate in altri contesti.

In questa estrapolazione, dal contesto etologico al contesto familiare, a quel che si legge negli scritti dei fautori del mobbing familiare, vengono presentati in forma scientifica concetti manipolanti e miranti a confondere il lettore. Nel mondo animale i comportamenti di mobbing vengono messi in atto contro i predatori, hanno quindi un significato evolutivo ben preciso, di difesa della comunità e non quello di espellere un membro non gradito. Il mobbing, infati è definito dagli etologi come una «reazione collettiva diretta verso un predatore da parte di potenziali prede che, con l’assalto di gruppo, lo confondono e ne scoraggiano l’attacco» (Malacarne G., 1992. Mobbing. In: Mainardi D., - eds . Dizionario di Etologia. Einaudi, 497-498). Una reazione di difesa, quindi, e non una azione di attacco verso l'altro.

Sostenere quindi che "nelle famiglie il mobbing viene messo in atto da quei coniugi che, utilizzando atteggiamenti vessatori, spingono deliberatamente i loro partner ad abbandonare la casa familiare" è scorretto; a meno che non si voglia indicare con questo il comportamento di un genitore che cerca di difendere il figlio dall'altro genitore.

La psicologia ha ormai consacrato il mobbing come persecuzione nel mondo del lavoro; l'uso di questo termine in altri contesti relazionali è solo confusivo e va evitato.

Ma per non correre il rischio di una ulteriore denuncia per diffamazione (ormai basta contestare un concetto, talvolta in maniera 'maschia', per essere tacciati di diffamazione), voglio fare una analisi del concetto di mobbing familiare.

Diamo per buono che in alcune situazioni un coniuge, di solito la madre sembra di capire, metta in atto strategie di mobbing versol'altro coniuge, che dovrebbe essere il padre.

Bene, se stiamo all'accezione originaria del termine, e cioè quella dell'etologia, di un comportamento difensivo contro il predatore, soprattutto in presenza della prole, ebbene dobbiamo ritenere che madre natura, previdente, ha conservato questo atavico comportamento nella femmina della specie umana con l'evidente finalità evolutiva di sopravvivenza della specie, per proteggere i cuccioli di uomo dai loro predatori.

Grazie madre natura!

Originale al link: http://www.facebook.com/notes/andrea-mazzeo/mobbing-familiari-condominiali-e-affini-quando-la-disinfomazione-viaggia-in-rete/497123087759


sabato 16 aprile 2011

PAS, UN'ARMA IMPROPRIA CONTRO I DIRITTI DI DONNE E BAMBINI.CONVEGNO A ROMA




Come l'invenzione di un ideologo della pedofilia è entrata nelle aule dei tribunali

Roma, 6 maggio 2011 ore 14.00

- Palazzo del Senato “ex-Hotel Bologna”,

Via di Santa Chiara 105


Relatori del convegno:


Girolamo Andrea Coffari, avvocato, presidente del Movimento per l'Infanzia, Firenze

Claudio Foti, psicologo psicoterapeuta, presidente del centro Hansel e Gretel, Torino

Roberta Lerici, Italia dei Valori e responsabile MIF per il Lazio

Roberto Mazza, psicoterapeuta, docente Psicologia sociale Università degli Studi di Pisa

Alessandra Lumachelli, sociologa, Università Politecnica delle Marche

Andrea Mazzeo, psichiatra, Dirigente Medico, CSM, ASL di Lecce

Sonia Vaccaro, psicologa clinica, specialista in "Victimologia y violencia de género", Madrid

Programma:


14.00-14.20 Apertura del Convegno, saluto on.le Niccolò Rinaldi europarlamentare Gruppo ALDE
14.20-14.40 Saluti iniziali di interventi delle autorità

Moderatori Roberta Lerici e G. Andrea Coffari
14.40-15.10 D.ssa Sonia Vaccaro: la situazione in Spagna
15.10-15.40 Dr Andrea Mazzeo: la falsa sindrome in Italia
15.40-16.10 Avv. Girolamo Andrea Coffari: la Pas l'autodafè e la Santa Inquisizione

16.10-16.30 Break

16.30-17.00 Dr Claudio Foti: le radici del negazionisimo dell'abuso sui bambini
17.00-17.30 Roberta Lerici: Gardner e la terapia della minaccia
17.30-18.00 Prof. Roberto Mazza: Il bambino tra
“giochi familiari” e istigazione
18.00-18.30 D.ssa Alessandra Lumachelli: La costruzione sociale della PAS
18.30-19.00 Domande del pubblico

Conclusioni Sen. Stefano Pedica


Moderatori:
Andrea Coffari e Roberta Lerici
Segreteria Scientifica:
Andrea Coffari, Claudio Foti, Andrea Mazzeo, Roberta Lerici.
Segreteria organizzativa:
Associazione Valore Donna
Info: movimentoinfanzialazio@gmail.com

L’evento è rivolto a medici, psicologi, avvocati, assistenti sociali, esperti del settore minorile ed interessati al tema


FONTE: movimentoinfanzialazio.blogspot.com

giovedì 24 febbraio 2011

UN ORCO SI AGGIRA PER I TRIBUNALI DEI MINORENNI:
La Sindrome di Alienazione Genitoriale

pubblicata da Andrea Mazzeo il giorno sabato 28 agosto 2010 alle ore 18.45


Com'è ben noto, il concetto di sindrome di alienazione genitoriale, o parentale, all'americana (PAS) è stato introdotto da Richard Gardner, uno psichiatra statunitense (Child Psychiatrist) nel 1985. La PAS è stata utilizzata da alcuni tribunali statunitensi per dirimere questioni sull'affidamento di minori nel caso di separazione dei genitori e disaccordo sull'affidamento dei figli. Dopo i primi tempi di applicazione sia gli psichiatri e gli psicologi, sia gli avvocati e i magistrati, cominciarono ad accorgersi che qualcosa non andava per il verso giusto, divenendo più cauti e rigettando le tautologie di Gardner (es. se un figlio non vuole stare con un genitore è perché l'altro gli ha causato la PAS).

Cominciò a venir fuori che Gardner non era affatto il professore universitario per cui si spacciava, ma solo frequentatore volontario di una clinica universitaria americana; aveva pubblicato il libro in cui proponeva la PAS non tramite un editore di testi scientifici ma in proprio; i suoi articoli non erano accettati dalle riviste scientifiche più accreditate e li pubblicava autonomamente; il tutto gli aveva procurato fama e quattrini (il suo onorario professionale si aggirava sui 500 dollari l'ora).

Per non parlare delle sue idee favorevoli verso la pedofilia, più volte espresse nei suoi scritti.

Nonostante le pressioni esercitate sull'Associazione Psichiatrica Americana, responsabile della stesura dei DSM, la PAS non è stata mai ammessa tra i disturbi mentali ufficialmente riconosciuti dalla comunità scientifica; né tanto meno è riconosciuta dall'ICD, l'altra classificazione internazionale della malattie, quella dell'OMS.

Gradualmente cominciarono a venir fuori critiche a questo concetto (Paul Fink, Past-President della American Psychiatric Association parla di “pseudo-science”), a volte anche feroci (per Carol Bruch, Docente e Ricercatrice di Discipline giuridiche alla University of California, si tratta addirittura di “junk-science” - "scienza-sapazzatura").

Un recente articolo in lingua spagnola (http://scielo.isciii.es/scielo.php?pid=S0211-57352008000200004&script=sci_arttext&tlng=es) si è proposto di indagare la tenuta scientifica dei concetti di Gardner; la ricerca svolta dagli autori nelle principali banche dati degli articoli scientifici ha dato risultati deludenti. Il numero di pubblicazioni trovate sulla PAS è scarso, nessuna pubblicazione risulta in alcune banche dati (BMJ, Cochrane, SciELO).

Gli autori spagnoli concludono per l'inconsistenza scientifica della PAS e la sua pericolosità quando usata nei tribunali, poiché si presta ad essere utilizzata strumentalmente dal genitore violento o abusante, o come ricatto verso le madri quando c'è violenza di genere.

Questo lavoro ha portato l'Associazione Spagnola di Neuropsichiatria a prendere una posizione ufficiale contro la PAS ed il suo uso giudiziario, definendola un "castello in aria" (http://www.aen.es/docs/Pronunciamiento_SAP.pdf)

Recentemente si sono anche pronunciati ufficialmente contro la PAS due organismi giudiziari nord-americani, dove il problema è evidentemente più sentito.

Il Dipartimento (Ministero) di Giustizia Canadese suggerisce che "In contrasto con la nozione empiricamente non supportata di Sindrome di alienazione parentale, modelli più complessi multidimensionali hanno ricevuto un supporto preliminare di ricerca". (http://www.justice.gc.ca/eng/pi/fcy-fea/lib-bib/rep-rap/2006/2005_3/p4.html)

L'Istituto di Ricerca dei Procuratori di Giustizia degli USA, più drasticamente afferma: "La PAS è una teoria non dimostrata in grado di minacciare l'integrità del sistema di giustizia penale e la sicurezza dei bambini vittime di abusi". (http://www.ndaa.org/ncpca_update_v16_no7.html)

E l'Italia? Bè, noi italiani ci dobbiamo sempre far conoscere. Cosa c'è di meglio che farne una legge? Così non se ne parla più (dura lex sed lex). Ed eccola la legge, o meglio la proposta: DDL n° 957/2008, a firma degli Onorevoli Senatori della Repubblica, Valentino, Ciarrapico, Cossiga (buonanima), Tofani, Bevilacqua, Thaler Ausserhofer, Giai, Santini, Ramponi, Izzo, Amoruso, Nicola Paolo Di Girolamo, Di Giacomo, Saccomanno, Giancarlo Serafini, Asciutti, De Gregorio, Speziali, Stradiotto, De Lillo, Amato e Boldi (http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00326101.pdf).

Nella relazione introduttiva, i firmatari del DDL, si spendono calorosamente a favore della PAS, giungendo addirittura ad affermare, erroneamente, che "La letteratura scientifica ha ormai ampiamente documentato sia l’esistenza di questa specifica sindrome che il principale suo rimedio, che consiste nel togliere potere al genitore condizionante, negandogli l’esercizio della potestà" sino a a prevedere, con l'art. 9 del DDL, che "Il comprovato condizionamento della volontà del minore, in particolare se mirato al rifiuto dell’altro genitore attivando la sindrome di alienazione genitoriale, costituisce inadempienza grave, che può comportare l’esclusione dall’affidamento". La tautologia di Gardner (se rifiuti un genitore è perché l'altro ti ha condizionato) verrà santificata in una legge dello Stato Italiano.

Il DDL è in discussione alla Commissione Giustizia del Senato, per cui bisogna far sapere ai componenti della Commissione Giustizia che la PAS non esiste, come sindrome clinica, e che quindi è inopportuno prevederla addirittura in una legge dello Stato; darebbe luogo ad un contenzioso senza fine.

Bisogna fargli sapere che il sistema giudiziario statunitense la considera pericolosa per l'integrità della giustizia penale e la sicurezza dei bambini vittime di abusi.

Bisogna fargli sapere che un genitore che augura a suo figlio una malattia non è un buon genitore, si comporta contro natura; un genitore "sano" mai si mostrerebbe felice di una malattia del figlio, mai pagherebbe medici ed avvocati perché dimostrino che suo figlio è malato. Un genitore che vuole i suoi figli malati dovrebbe essere escluso dall'affidamento e dalla patria potestà.

Bisogna fargli sapere che la PAS viene di solito invocata proprio dal genitore violento e abusante, come argomento retorico per ottenere l'affidamento esclusivo del figlio che lo rifiuta e come arma di ricatto verso il coniuge quando nella coppia c'è violenza di genere. Dopo le leggi ad personam dobbiamo aspettarci pure le leggi "ad pedofilum"? Tanto vale chiudere prima e dichiarare il fallimento etico della Repubblica.

I componenti della Commissione Giustizia del Senato si trovano qui: http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Commissioni/0-00002.htm

L'orco del terzo millennio, la PAS, sta cercando di entrare nei Tribunali dei Minorenni dalla porta principale, attraverso una legge dello Stato: chiudiamo quella porta e gettiamo via la chiave.

martedì 22 febbraio 2011

LA SINDROME DI ALIENAZIONE PARENTALE (PAS) – Realtà clinica o argomento retorico?

LA SINDROME DI ALIENAZIONE PARENTALE (PAS)

- Realtà clinica o argomento retorico? -


A CURA DEL DR. ANDREA MAZZEO

Negli ambiti clinici e di ricerca la sindrome in questione, chiamata anche Sindrome di Alienazione Genitoriale, è poco nota; lo è molto invece in ambiti forensi (criminologia, medicina legale, psichiatria forense, psicologia giuridica).

Il clinico, psichiatra o psicologo, che si accosti a questa entità resta non poco sorpreso nel leggere ciò che ne scrivono alcuni.

Secondo Richard A. Gardner, l’autore che per primo l’ha proposta alla comunità scientifica nel 1985, la sua insorgenza sarebbe strettamente legata al “proliferare delle cause per l’affidamento dei minori”(1); già questo incipit fa storcere un po’ il naso. Riesce difficile pensare che una vicenda giudiziaria possa rappresentare un fattore eziologico per un nuovo disturbo, psichiatrico o psicologico che sia. Certo, una vicenda giudiziaria è un fattore stressante che può dar luogo ad un ventaglio di disturbi reattivi allo stress; ma, appunto, possediamo già le categorie cliniche per i disturbi da stress, e la PAS non è fra essi compresa.


Disattenzione della nosografia? Misconoscimento?

Possibile che l’OMS e l’APA abbiano entrambe sottovalutato questo disturbo, tanto da non ricomprenderlo né nell’ultimo aggiornamento dell’ICD-10 (2) né nel DSM-IV (3) e nel DSM-IV-TR? (4). Curiosità vuole che si vada anche a ricercare, nella proposta per il futuro DSM-V, cosa la task-force dell’APA stia facendo in merito; per trovare un accenno alla PAS si deve andare nell’ultima sezione, quella dei contributi da fonti esterne, in attesa di ulteriori studi che la confermino (5).

La “sindrome” in questione consisterebbe in questo: se un minore, nel corso delle vicende di una separazione conflittuale, rifiuta di incontrare, parlare, andare a trovare, uno dei due genitori è perché, sostiene Gardner, il minore è stato manipolato da un genitore (da lui chiamato alienante) contro l’altro genitore (da lui chiamato alienato). Per Gardner tra il genitore alienante ed il bambino si crea una collusione di natura psicotica, una folies à deux, sostanzialmente; precedenti terapeuti che sono intervenuti nella situazione conflittuale senza porre questa diagnosi sono anch’essi collusi con il sistema delirante condiviso, venendosi a realizzare una folies à trois. Solo, sostiene Gardner, gli “specialisti della PAS” sono in grado di riconoscere questa collusione; ovviamente gli specialisti verranno formati alle sue scuole secondo le sue idee.

Credo non sfugga a nessuno l’estrema fragilità, meglio, l’inconsistenza epistemologica di queste tesi. Dinamiche di quel tipo si osservano ma sono agevolmente spiegabili alla luce delle teorie psicologiche correnti e ben consolidate; la manipolazione del minore da parte di un genitore può verificarsi, ma va affrontata con gli strumenti di cui la psicologia dispone e che sono supportate dalle evidenze scientifiche; il rifiuto di un minore verso un genitore può avere come causa la manipolazione da parte dell’altro genitore, ma questo non può essere un automatismo esplicativo. La folies à deux esiste (Disturbo Psicotico Condiviso per il DSM) ma è molto rara e non si manifesta con il rifiuto di un genitore ma con sintomi psicotici evidenti; il rifiuto di vedere un genitore non è un sintomo psicotico e non è utile alla diagnosi di un disturbo psicotico. La folies à trois, in cui sarebbe addirittura coinvolto il terapeuta che spiega il rifiuto del minore in altro modo, praticamente non esiste perché le persone che condividono il delirio devono essere “unite da vincoli di consanguineità o di matrimonio” (3) o comunque in una relazione stretta che dura da tempo.

Poiché si tratta di una patologia rara è ben strano che tutti i pazienti osservati da Gardner soffrissero di questo disturbo; sembrerebbe che si siano concentrati negli stessi luoghi frequentati da Gardner; il bias è evidente.

Il rifiuto verso un genitore può invece originare dal fatto che questo genitore è violento in casa e quindi spaventa il minore, o che picchia l’altro genitore e quindi il minore ne è impaurito, che il genitore rifiutato sia psichicamente disturbato e terrorizzi la famiglia, che abbia addirittura abusato sessualmente del minore stesso, e così via. Compito del perito, in tali situazioni, non è quello di fornire al magistrato una risposta semplicistica ad un problema complesso, ma di approfondire le dinamiche intrafamiliari cercando anche le verità scomode. La psicologia offre un’infinità di strumenti, ampiamente validati, per indagare tali dinamiche; le tautologie non sono mai utili.

Ricercando studi recenti balza ben presto all’attenzione un lavoro del 2008, di autori spagnoli che s’intitola “La lógica del Síndrome de Alienación Parental de Gardner (SAP): Del síndrome «puro» a la «terapia de la amenaza” (6), scritto da Antonio Escudero, psichiatra a Madrid, Lola Aguilar Redo, pediatra e Direttrice di un centro per il recupero di bambini e donne vittime di violenza, e Julia de la Cruz Leiva, chirurgo. Di questo lavoro sono state trovate in internet due stesure, una pubblicata nel sito della Società Spagnola di Neuropsichiatria ed una sul sito della Liz Library (articolo n° 9). Quanto segue fa riferimento a quest’ultima versione.

Gli AA hanno svolto un’approfondita ricerca nelle principali banche dati trovando, al settembre 2007, zero lavori nelle library del BMJ, Cochrane e SciELO; 32 lavori in EMBASE, 10 in Medline, 42 in PROQUEST e 10 in PubMed. Un po’ pochino per una “malattia” già anzianotta; 94 lavori in 22 anni, meno di 4 lavori l’anno, a livello mondiale. Ovviamente non sono compresi i tanti lavori pubblicati in riviste non indicizzate dalle banche dati consultate, il cui valore scientifico è però molto scarso; spesso consistono in mere ripetizioni dei concetti di Gardner, senza nulla apportare di nuovo alla ricerca.

Gli AA concludono il loro corposo lavoro affermando che la PAS è priva di contenuto scientifico e rappresenta solo un artifizio dialettico, un argomento retorico; anche la “terapia” proposta da Gardner, e ripresa senza varianti in ambito forense, è priva di valore scientifico. Gardner afferma che la “cura” di questa “malattia” consiste in un provvedimento del Giudice che tolga l’affidamento del minore ad un genitore (quello alienante, sec. Gardner) per darlo all’altro genitore (quello alienato, sec. Gardner).


Ma che malattia è quella che si cura con un provvedimento giudiziario?

Un disturbo mentale può venire curato con i farmaci o con la psicoterapia, o entrambi, o non richiedere alcuna cura. Un decreto del Giudice può curare una malattia? Mai sentito nulla del genere.

Come affermato da Escudero e coll, la teoria della PAS cancella, con un drammatico colpo di spugna, tutte le ricerche scientifiche degli ultimi cento anni di psicologia da “Piaget a Vigotski, Spitz, Mahler, Klein, Freud (Anna), Ainsworth, Winnicott, Bowlby, Lebovici, Ajuriaguerra, Diatkine, Anzieu, Erikson” (6), e tanti altri.

Con la consegna coatta del minore al genitore da lui rifiutato e l’interruzione di ogni contatto, persino telefonico, con il genitore amato (perché in questo consiste in sostanza la terapia proposta da Gardner), vi è il grave e concreto rischio di consegnare il minore proprio al genitore violento o che lo ha abusato sessualmente. Questa è stata una costante nei paesi in cui le teorie di Gardner si sono radicate, USA, Canada, Argentina, Spagna. Proprio questo rischio ha portato le autorità politiche e scientifiche di questi paesi a prendere una posizione radicale rifiutando la PAS ed ogni concetto ad essa collegato.

Nel 2009, sempre in Spagna, è stato pubblicato un libro da due psicologhe, una argentina, Sonia Vaccaro e l’altra spagnola, Consuelo Barea Payueta, che svolge una approfondita analisi della PAS e delle drammatiche conseguenze che ha avuto la sua applicazione negli USA in Argentina ed in Spagna (7).

E qui tocchiamo un tasto al quale i “sostenitori” della PAS reagiscono in maniera poco professionale. Tali questioni concernono la biografia di Gardner e le sue opinioni, più volte espresse nei suoi lavori, sulla pedofilia. Non si può prescindere da ciò se si vuole avere un’idea precisa della PAS.

Gardner era uno psichiatra forense, libero professionista, che si occupava esclusivamente di cause di affidamento di minori nel corso di separazioni conflittuali; alla sua morte il The New York Times pubblicò il necrologio dando notizia del decesso del Prof. Richard A. Gardner, della Columbia University; alcuni giorni dopo il giornale dovette pubblicare una rettifica, precisando che il Dr Richard A. Gardner aveva dichiarato falsamente (il verbo inglese è misstated) la sua posizione alla Columbia University poiché non era Professore di Psichiatria Infantile, ma solo un volontario non retribuito (8).

Con i proventi del suo lavoro di psichiatra forense aveva messo su una propria casa editrice, la Creative Therapeutics che pubblicò tutti i suoi libri, e solo quelli.

In più lavori Gardner esprime opinioni favorevoli alla pedofilia od ai rapporti sessuali tra il padre ed il bambino o la bambina; non è il caso di riportare tali affermazioni in questa sede, visto che sono facilmente reperibili in rete.

Ad ulteriore riprova dell’inconsistenza scientifica della PAS, nel marzo del 2010 l’Associazione Spagnola di Neuropsichiatria si è pronunciata ufficialmente con un proprio documento rigettando questa “sindrome” (sbrigativamente definita un “castello in aria”) e consigliando agli iscritti di non farne uso né in contesti clinici né in contesti giudiziari (9).


Ma la situazione negli USA qual’è? Gli USA hanno già archiviato da tempo la questione PAS.

Nel 2002 una giurista, la Professoressa Carol Bruch, dell’Università Davis della California ha pubblicato un lavoro dal titolo significativo: “Parental Alienation Syndrome and Alienated Children – getting it wrong in child custody cases” (10), con il quale fa letteralmente piazza pulita della PAS e dei concetti ad essa collegati (“alienazione parentale”, “madre malevola”, ecc).

Nel 2003 la Rivista dell’Istituto di Ricerca dei Procuratori USA di Giustizia (NDAA’s American Prosecutors Research Institute) ha pubblicato un articolo di Erika Rivera Ragland e Hope Fields (entrambe Procuratori, cioè rappresentanti dello Stato nei processi) dal titolo: “Parental Alienation Syndrome: What Professionals Need to Know”. Il lavoro di Ragland e Fields si compone di due parti distinte.

Nelle conclusioni della prima parte scrivono, tra l’altro: “In short, PAS is an untested theory that, unchallenged, can have far-reaching consequences for children seeking protection and legal vindication in courts of law (11)” (In breve, la Pas è una teoria non verificata che, se non contestata, può provocare conseguenze a lungo termine per il bambino che cerca protezione e rivendicazione legale nei tribunali).

Nelle conclusioni della seconda parte scrivono: “PAS is an unproven theory that can threaten the integrity of the criminal justice system and the safety of abused children (12)”. (La PAS è una teoria non dimostrata in grado di minacciare l’integrità del sistema di giustizia penale e la sicurezza dei bambini vittime di abusi).

Adesso gli USA si trovano a dover affrontare le cause che stanno intentando contro lo Stato coloro che negli anni ’80 e ’90 sono stati diagnosticati come affetti dalla PAS; minori all’epoca ma adesso adulti e consapevoli del danno ricevuto.

Per quanto riguarda il Canada, il Dipartimento (Ministero) di Giustizia canadese consiglia di utilizzare “modelli esplicativi multidimensionali più complessi in contrasto con la nozione non empiricamente supportata di PAS” (13).

Sul fronte, diciamo, favorevole a questa diagnosi è da registrare un recente articolo di Bernet e coll. (14); il goal dell’articolo è evidente sin dal titolo: l’inserimento della PAS nel prossimo DSM-V e nell’ICD 11. Una rassegna bibliografica, quindi, dei lavori sino ad oggi pubblicati che possa convincere gli estensori del DSM a prenderla in considerazione, più che uno studio che apporti nuove conoscenze in questo campo; con questo obiettivo la PAS viene ribattezzata PAD (Parental Alienation Disorder).

Gli AA mostrano di avere le idee poco chiare sin dall’inizio dell’articolo poiché ne propongono l’inserimento (14) o nel corpo del DSM-V, o nell’Appendice B (Altre condizioni che possono essere oggetto di attenzione clinica) o in una della altre appendici del DSM-V (Criteri e Assi utilizzabili per ulteriori studi). A mio parere l’obiettivo degli AA è solo quello di ottenere comunque l’inserimento del PAD in una qualsiasi sezione del DSM, non importa quale, per poterlo poi sbandierare in tribunale come una sindrome riconosciuta dal DSM.

Nel paragrafo successivo illustrano i motivi per cui, a loro parere, l’alienazione parentale è una diagnosi; tra le venti ragioni esposte si va dall’essere un disturbo dell’attaccamento ad un disturbo relazionale; poi che è un concetto valido per via dei numerosi studi condotti in vari paesi (ma senza supportare questa affermazione con riferimenti bibliografici specifici), al fatto che i criteri diagnostici sarebbero replicabili come confermato da numerose ricerche (che però non vengono citate), ecc.

Una serie di argomentazioni retoriche più che dati scientifici, che sono ripetute sino alla fine del’articolo. Ne segue un’ampia bibliografia, elencata in ordine alfabetico e non numerata, cosa che non consente alcun riscontro tra le affermazioni fatte nel lavoro ed il corrispettivo riferimento bibliografico. Lavori, come già detto, non indicizzati dalla banche dati o che non raggiungono i criteri minimi della Cochrane per essere oggetto di metanalisi.

Chiudono il lavoro proponendo, in analogia con i DSM, il set di criteri diagnostici (da A ad F) ma senza fornire indicazioni sul numero di criteri necessari per la diagnosi e soprattutto senza affermare che in assenza di compromissione psico-sociale, clinicamente significativa, del bambino non si può fare la diagnosi del Disturbo.

Come concludere questa rassegna?

Richiamandoci alla nostra deontologia professionale; nel corso dell’attività peritale è buona norma, sempre, attenersi a conoscenze scientifiche consolidate e comprovate da letteratura inoppugnabile; avvalersi di concetti seducenti, forse, ma scientificamente inconsistenti rappresenta una brutta consuetudine che rasenta la malpractice e ci espone ad accuse di negligenza ed imperizia.

Meglio lasciar perdere i voli di fantasia e restare ben ancorati al terreno familiare dell’evidenza scientifica (DSM o ICD), fornendo al Magistrato che dovrà esprimere il suo giudizio elementi concreti e scientificamente attendibili.


BIBLIOGRAFIA

1. Gardner, R.A. (1998). The Parental Alienation Syndrome, Second Edition. Cresskill, NJ: Creative Therapeutics, Inc.

2. OMS (1995), ICD-10, Criteri diagnostici per la ricerca, Masson, Milano.

3. APA (1996), DSM-IV, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Masson, Milano.

4. APA (2001), DSM-IV-TR, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – Text revision, Masson, Milano.

5. APA (2010), DSM-V, Development. (http://www.dsm5.org/ProposedRevisions/Pages/ConditionsProposedbyOutsideSources.aspx)

6. Escudero A, Aguilar Redo L e de la Cruz Leiva J (2008), La lógica del Síndrome de Alienación Parental de Gardner (SAP): Del síndrome «puro» a la «terapia de la amenaza». Rev. Asoc. Esp. Neuropsiq. v. 28 n. 2 Madrid.

(http://scielo.isciii.es/scielo.php?pid=S0211-57352008000200004&script=sci_arttext&tlng=es)

(http://www.thelizlibrary.org/site-index/site-index-frame.html#soulhttp://www.thelizlibrary.org/liz/pas.htm)

7. Vaccaro S e Barea Payeta C (2009), El pretendido Síndrome de Alienación Parental – un instrumento que perpetúa el maltrato y la violencia, Deslcée de Brower, Bilbao.

8. Obituary of Richard Gardner (2003), The New York Times.

(http://query.nytimes.com/gst/fullpage.html?res=9F05E0DB1539F93AA35755C0A9659C8B63&scp=1&sq=ri chard%20a.%20gardner&st=cse)

9. AEN (2010), Declaración en contra del uso clínico y legal del llamado Síndrome de Alienación Parental. (http://www.aen.es/docs/Pronunciamiento_SAP.pdf)

10. Bruch C S (2002), Parental Alienation Syndrome and Alienated Children – getting it wrong in child custody cases. Child and Family Law Quarterly, Vol 14, No 4.

(http://www.thelizlibrary.org/liz/bruch.pdf)

11. Rivera Ragland E, Fields H (2003), Parental Alienation Syndrome: What Professionals Need to Know – Part 1 of 2, (http://www.ndaa.org/ncpca_update_v16_no6.html)

12. Rivera Ragland E, Fields H (2003), Parental Alienation Syndrome: What Professionals Need to Know – Part 2 of 2, (http://www.ndaa.org/ncpca_update_v16_no7.html)

13. Documento del Dipartimento di Giustizia del Canada, paragrafo 4.3.4.

(http://www.justice.gc.ca/eng/pi/fcy-fea/lib-bib/rep-rap/2006/2005_3/p4.html#a4_3)

14. Bernet W, Von Boch-Galhau W, Baker A J L, Morrison S L (2010), Parental Alienation, DSM-V, and ICD-11, Am J Family Therapy, 38:76–187.

RINGRAZIAMENTI: ringrazio amiche ed amici di Facebook per i preziosi consigli forniti durante la stesura di questo lavoro.


Articolo in originale pubblicato qui: http://www.osservatoriopsicologia.it/2011/01/29/la-sindrome-di-alienazione-genitoriale-pas/